Una comunità in cammino

Una comunità in cammino ha bisogno di verifica e di confronti, di studi e di aggiornamenti sulle metodologie operative in campo assistenziale-educativo in rapporto allo stato di religiose quale si addice alle Suore.
Questo ci si prefiggeva di studiare in un Capitolo Speciale o intermedio. Infatti, il primo di questo incontro si tenne a metà percorso del sessennio 1983-1989, nel 1986.
In questa sede furono discusse problematiche connesse all’opera educativa ed alla presenza delle suore nelle varie realtà sociali in cui erano dislocate le case.
Ritornando alla vocazione , come si ricorderà, le varie relazioni capitolari erano quasi sempre critiche circa il numero delle aspiranti alla vita religiosa ed il futuro della Congregazione non appariva certo roseo. L’esigenza di servizi e di presenza, sia nelle fondazioni della Congregazione, sia nelle Opere del santuario, aumentava a dismisura ed ecco che:
“È stato necessario - dice Madre Valeria Torelli - allargare il nostro spazio apostolico e aprirci alle missioni estere”.
La nuova Missione, quella filippina non è scevra da preoccupazioni e problemi; ne vennero elencati solo alcuni nella riunione Capitolare del luglio 1989.
Si parla di difficoltà di adattamento in senso lato da parte delle ragazze filippine sia per la situazione culturale, sia per il clima, l’alimentazione e la lingua.
Ma, a distanza di qualche anno, quelle preoccupazioni vennero ampiamente superate, grazie alla buona volontà e professionalità di chi ha guidato e guida il gruppo di quelle ragazze.
E ci troviamo nel periodo del secondo Capitolo intermedio, ovvero il XII Generale, che si svolse dal 25 al 30 luglio del 1992 nella Casa di Maiori che, dal 1986, era diventata sede del Capitolo Generale.
Questo è il primo incontro presieduto da Madre Colomba Russo, la quale presenta un bilancio triennale delle attività svolte nella relazione letta nel Capitolo, ed il cui tema era: «La formazione per una nuova evangelizzazione».
Non mancano, anche in questo periodo, segnali di preoccupazione per il numero delle suore impegnate nel lavoro quotidiano e per il tipo di attività loro affidata.
Intanto, a seguito di una Legge Regionale (1992), la vita degli Istituti cambia radicalmente. Il nuovo dispositivo, di rivedere gli standards strutturali ed organizzativi per il funzionamento delle strutture educative residenziali per i minori, costringe a lasciare provvisoriamente il grande Istituto dell’Orfanotrofio per consentire l’esecuzione dei lavori di adeguamento strutturale. L’Orfanotrofio si sposta provvisoriamente tra il seminario «Bartolo Longo» a S. Abbondio e l’Istituto «Sacro Cuore». Ciò comporta qualche difficoltà nell’equilibrio organizzativo ed anche pedagogico generale.
Tuttavia i lavori, essendo finalizzati ad una efficiente funzionalità della struttura, danno luogo ad una migliore qualità della vita del «Centro Educativo Beata Vergine del Rosario di Pompei» (definizione che ha soppiantato il nome di Orfanotrofio).
E si comincia a parlare in maniera più ottimistica dell’aspetto vocazionale, il cui maggiore contributo numerico proviene proprio dalle Missioni estere e, massimamente, dalle Filippine.
In ogni caso, per l’opera prestata nelle varie realtà sociali, prevale l’impegno delle suore di rispettare il mandato missionario costituito, tra l’altro, dall’istruzione e dall’educazione della gioventù.
Le scuole superiori adottano sperimentazioni che aggiornano il progetto educativo favorendo anche l’accesso ai corsi universitari post diploma.
Si riconferma l’indispensabile opera educativa curata dalle «Figlie del S. Rosario di Pompei® nelle scuole dell’Infanzia e nelle scuole primarie e secondarie, oltre che nelle parrocchie pompeiane e di altri paesi.