Supplica dei coniugi Bartolo Longo e Contessa De Fusco Longo

All'Eminentissimo Cardinale mazzella, Vicario del Sommo Pontefice pel Santuario di Pompei, per la Erezione Canonica della Congregazione Regolare delle Figlie del Rosario di Pompei, Suore del Terzo Ordine

Eminenza Reverendissima,

i sottoscritti, coniugi Comm. Bartolo Longo e Contessa Marianna De Fusco, fin dal 1885, avevano aperto delle scuole gratuite per le fanciulle pompeiane, e pel catechismo festivo ad ammaestrare nella religione e nella pietàLa Contessa Marianna De Fusco con le Orfanelle. questo nascente popolo della Nuova Pompei, che era quasi abbandonato e che si andava ogni di più raggruppando intorno al santuario della Vergine SS del Rosario. Ed avendo anche impiantato la Tipografia con la pubblicazione del Periodico “Il Rosario e la Nuova Pompei” aprirono sale per arti e mestieri, in cui facevano esercitare i fanciulli pompeiani.
Volendo essi ancora aprire gli Asili Infantili pei bambini e le bambine pompeiane, a fondare un Orfanotrofio per bambine povere ed abbandonate d’ogni paese, si adoperarono ad avere in Valle di Pompei delle Suore Terziarie Domenicane insegnanti.
Onde il sottoscritto Bartolo Longo si recò dapprima a Genova ove le medesime Suore prestavano il pietoso ufficio di assistere i malati a domicilio; poi a Torino ove le dette Suore reggevano Scuole esterne ed Asili Infantili, ed infine a Bologna ove esse avevano scuole e Casa Centrale. E ciò nell’intendimento di affidare ad un Istituto religioso del Rosario del Terz’Ordine del Rosario, a cui i Fondatori appartengono, per ottenere la perpetuità delle Opere che essi hanno fondato e che potrebbero ancora fondare in questa Valle di Pompei; e per aver essi fondatori un braccio ed un aiuto potente nel dirigere le varie Opere qui intraprese.
Ma il Signore non permise allora l’attuazione dei loro disegni, perché voleva tutt’altro. Difatti, nel Maggio 1891, epoca della consacrazione di questo Santuario, avendo i sottoscritti coniugi Longo invitato trentatré primari oratori d’Italia, scelti tra i Cardinali, Vescovi e tra i principali Ordini religiosi, pei trentatré giorni che durò la festa della Dedicazione; per consiglio dei santi Vescovi, tra cui Mons. Manacorda Vescovo di Fossano di santa memoria, vennero nella determinazione di fondare presso il Santuario, che nel mondo è unico nel suo genere, una Casa Religiosa tutta propria del Santuario e opportuna alle varie opere di beneficenza sorte sotto il manto della Vergine di Pompei.
Questa Famiglia Religiosa doveva rispondere ai bisogni del popolo, che cresce ogni giorno di più, e che tutt’ora resta privo d’istruzione o di educazione.
A fianco ad un Santuario mondiale e primario era conveniente che sorgesse una Casa Religiosa Madre e non filiale di altre case religiose altrove esistenti.
Pertanto, con l’aiuto della Madonna e con i paterni ed autorevoli uffici del compianto Cardinale Raffaele Monaco La valletta, primo Vicario del Sommo Pontefice per questo Santuario, furono iniziate delle pratiche col Reverendissimo Maestro generale dell’Ordine dei Predicatori, P. M. Fr. Andrea Frühwirth; acciocchè, seguitando l’esempio dato da Mons. Ghelardi Vescovo di Mandovì, con permesso della Santa Sede, tre Suore del Secondo Ordine di S. Domenico lasciassero temporaneamente i loro monasteri e venissero a valle di Pompei ad informare nello spirito religioso dell’Ordine l’animo di quelle giovani maestre ed Orfanelle, che qui vivevano sotto il manto materno della Vergine del Rosario e che davano segni certi di vocazione religiosa, per divenire le prime Suore regolari appartenenti al Terz’Ordine della Penitenza di S. Domenico, ma con titolo e con ministeri di ufficii tutti propri che le distinguessero dalle tre congregazioni del Terzo Ordine esistenti in Francia, in Italia ed anche nelle Americhe.
Il titolo sarebbe stato quello di Figlie del Rosario di Pompei perché queste sono chiamate con particolar vocazione ad amare e servire e glorificare così buona Madre nella stessa sua casa, nel luogo medesimo dei suoi prodigi, come altrettante figlie che convivono con la propria madre, poste a custodia della casa di Lei, a servizio del Tempio e Lei dedicato.