Nasce la Congregazione

Il 1896 volge al termine. É stato un anno intenso per preparare quanto necessario a dare vita alla nuova fondazione.
Dopo appena un mese di lavoro che avevano svolto le suore già si cominciarono a registrare i primi risultati.
Anche una delle suore che sembrava più debole si impegnò con tutte le sue forze e diede prova della sua grande carica di carità, nell’infermeria. Assisteva le inferme con amorevole cura e attendeva all’economia dell’Opera con la massima esattezza.
Intanto è necessario completare la storia della Suora Gambigliani, facendo un salto nel tempo e vedere cosa successe qualche anno dopo.
Attingendo al dattiloscritto della Storia della Congregazione leggiamo:
“Il 3 luglio del 1889 anche Suor Domenica Bacchini, per motivi di salute, faceva ritorno a Marino; restavano a Pompei solo due Suore: la Superiora Madre Rosaria a direzione delle Opere e la Madre Filomena come Maestra delle Novizie”.
Il bisogno, perciò, di un aiuto per la sorveglianza e custodia dell’Opera che andava crescendo, risvegliava in Bartolo Longo il desiderio di avere a Pompei Suor Agnese Gambigliani,- Zoccoli; ciò specialmente dopo il temporaneo allontanamento della Madre Rosaria per il suo ritorno a Marino, avvenuto il 15 giugno del 1903.
Dal Rescritto per il trasferimento di Suor Agnese da Fabriano a Valle di Pompei vediamo che, in data 16 settembre del 1903, a firma del Card. Ferrata, Prefetto, vi era una delega della Sacra Congregazione all’Arcivescovo di Napoli, Card. Prisco, perché lui decidesse circa l’opportunità di concedere alla Suora il passaggio a Pompei.
Finalmente, ella giunse a Pompei il 24 ottobre 1903 e fu messa al governo della Comunità. Ma, come aveva previsto con la sua serena ed illuminata saggezza Padre Cormier, ella, che pure era dotata di rara virtù, non si mostrò del tutto atta al governo.
Ritornata nel dicembre del 1903 la Madre Rosaria, fu rimessa al governo che tenne, con saggezza e prudenza, fino alla sua morte. Ciò per desiderio e con il beneplacito di Mons. Cecchini, Rettore del Santuario a cui successe Padre Giacinto La Camera.
Ma, ritorniamo al 1897; una delle prime lettere che verrà presa in esame per aprire la storia di quest’anno, è datata 7 marzo e fu inviata alla Superiora dell’ Orfanotrofio da Mons. Carcani.
Il documento è importante perché in esso vengono definiti compiti e poteri della Superiora.
Il senso di questa lettera fa capire che si era presentato qualche conflitto di competenza, cosa ovvia, considerando la problematica connessa al sostentamento e alla gestione di una struttura come quella dell’Opera Pompeiana.
Intanto, quest’anno è particolarmente importante poiché cominciarono i preparativi per la fondazione del Noviziato, il Convento e quanto altro occorreva per la fondazione della Congregazione. Come annunciato al Card. Mazzella, Bartolo Longo, scrisse al maestro Generale per invitarlo a venire a Pompei per “dar sistema all’Orfanotrofio, all’Ospizio per i F. dei Carcerati ed a quanto riguarda il Santuario.
Sarà quello il momento opportuno di cominciare la fondazione del Conventino per le cinque suore; ed occorreva che V. P. unitamente al Rev. P. Cormier si trovino qui in Valle col Cardinale per assistere a detta fondazione ed attuare ogni cosa.
…In nome di Dio cominciamo a gittar le basi di questa novella casa delle Figlie del 3° Ordine di S. Domenico, discepole ed emulatrici della cara Maestra S. Caterina da Siena”.
Dal maggio all’inizio di agosto non esistono documenti, fino al 6 agosto del 1897, quando Bartolo Longo scrisse al Padre Giacinto Cormier per comunicargli che sarebbe andato dal Card. Mazzella.
Conoscendo il carattere di Bartolo Longo, si capisce che egli volle risolvere di persona certi problemi, recandosi a Roma dal card. Mazzella al quale dovette consegnare la richiesta della fondazione della Congregazione. Infatti, la «supplica» porta la data del 4 agosto, così come si vedrà riportano nei testi integrali dei documenti istitutivi.
Queste le date, in sintesi, delle tappe più significative dell’iter burocratico della fondazione:
4 agosto 1897
Supplica e firma dei coniugi Bartolo Longo e Contessa De Fusco diretta al Card. Camillo Mazzella per la erezione canonica della Congregazione.
22 agosto 1897
Patente di aggregazione della Casa Religiosa delle Figlie del Rosario di Pompei all’ Ordine Domenicano - a firma del Maestro Generale Padre Andrea Frühwirth.
25 agosto 1897
Decreto dell’E.mo Card. Camillo Mazzella per la erezione canonica della Congregazione - a firma dello stesso Cardinale.
25 agosto 1897
Concessione del Vicario del Maestro Generale dei Predicatori alle alunne Figlie del Rosario di Pompei che qualunque sacerdote può ammetterle all’ abito ed alla professione – a firma di Fr. Giacinto Cormier.
26 agosto 1897
Supplica dei Coniugi Longo per l’ apertura di un Noviziato.
26 agosto 1897
Decreto del Card. Camillo Mazzella per la fondazione Suore “Figlie del Rosario di Pompei”.
Ma, subito dopo l’istituzione della Congregazione, non mancarono i problemi ed anche qualche frainteso. In particolare, lo stesso Padre Frühwirth, in ottobre lamenta la mancanza di:
“un cenno in iscritto, dell’autorità ecclesiastica competente, circa il modo, le condizioni e i termini in cui venne stipulata la erezione formale di questo Monastero.
Le difficoltà erano connesse alle Costituzioni delle Suore Figlie del S. Rosario. S. Em. Mazzarella era protettore delle Terziarie d’America alle cui Regole ci si sarebbe dovuto ispirare ed attenere. Almeno nella prima fase di nascita della Congregazione. Dette Regole, evidentemente, non erano facilmente applicabili alle Suore di Marino e c’era il pericolo che sarebbe nata qualche intolleranza non certo produttiva. Tuttavia, Bartolo Longo dichiara un’assoluta disponibilità ad accettare ogni condizione purché la cosa vada avanti.
D’altra parte, questo non era l’unico ostacolo, per quanto il più problematico; infatti, come si può dedurre dalla lettura del nutrito carteggio relativo al periodo ottobre - dicembre dell’anno in questione, vi furono molte divergenze di idee, sia per l’abito, sia per le doti.
Il periodo fu decisamente difficile. Eppure si erano superati ostacoli ben più grossi ed ora, che la Congregazione era una realtà, nascevano problemi apparentemente insormontabili.
Bartolo Longo era un uomo d’azione, non si fermava davanti ad alcuna difficoltà e quando una decisione dipendeva economicamente da altri e perciò tardava a concretizzarsi, autonomamente ed a sue spese, realizzava l’opera. D’altra parte, non amava perdere, così come aveva appreso alla scuola di un santo consigliere, il Padre Emanuele Ribera.
Ma, a dire il vero, pur se la nascita e la costituzione di una di una Congregazione di Suore non sono certamente paragonabili alla costruzione di un edificio, nel senso materiale della parola, possono senz’altro essere messe a confronto con le altre Opere da lui fondate.
Questa considerazione non è una critica alla burocrazia ecclesiastica del tempo, vuole solo mettere in evidenza la convinzione che il Nostro aveva del suo progetto, al punto che era disponibile a piegare anche il suo forte carattere ed accettare quanto gli si imponeva pur di fare il bene dell’ Opera Pompeiana.
Chiunque altro avrebbe da tempo abbandonato l’impresa, tanto più che vi furono dei periodi in cui era messa a dura prova la sua resistenza tanto che scrisse al Rev. Maestro Generale il 6 dicembre per differire, questa volta lui, l’apertura del Noviziato, per lo stato di confusione mentale in cui era caduto. Poi si sentì deciso quindi ad aprire al più presto il Noviziato delle terziarie Domenicane con l’abito bianco che voleva il Cardinale.
In pari data, Bartolo Longo scrisse pure a Mons. Carcani una lettera dai toni decisi esaltando il buon Padre Leone il cui ruolo nella grande iniziativa longhiana, non va trascurato.
Lo scritto metteva in chiaro certe condizioni e, in qualche punto, emerge comunque che, al di là di qualche nota formale, la fondazione doveva farsi perché era volontà di Dio, quindi, indipendentemente dall’abito bianco o nero e dalla questione della dote sollevata dal Cardinale.
Intanto non mancavano le vocazioni.
Già dall’agosto del 1897, una delle sorelle Albano, Teresa, espresse al commendatore la sua ferma volontà di entrare nel Noviziato. Anzi, la lettera è una supplica affinché Lui, ricordandosi dei tredici anni trascorsi da lei e da sua sorella Carmela a servizio dell’Opera Pompeiana, ne avesse valutato il caso di ammetterla alla vita consacrata.
E le domande di ammissione giunsero numerose; alla fine dell’anno 1897, le aspiranti allo stato religioso erano già quattordici.