Alla ricerca di personale specializzato

Tra il 1884 ed il 1886 Bartolo Longo, constatava che la schiera dei bambini andava aumentando e per essi non bastava più l’opera sua e della Contessa De Fusco, sua consorte. Bisognava somministrare agli assistiti cure sempre più impegnative e laboriose, ritenne perciò, di mettersi in cammino alla ricerca di spunti, consigli e personale specializzato. Il suo intento era quello di affidare a delle religiose il gravoso compito dell’ educazione dei bambini pompeiani.
Così ”nel 1885, Bartolo Longo aveva manifestato vivo desiderio di affidare i suoi Asili a Suore Domenicane le quali lo coadiuvassero nel difficile compito, che richiede delicatezza e sollecitudini tutte femminili”.
Eccolo, allora, in giro per l'Italia in quell'anno accompagnato da uno zelante sacerdote, Don Michele Gentile, lo stesso a cui fu chiesta di partecipare a Valle di Pompei, insieme a Don Giuseppe Rossi ed al Canonico Alessandro Santarpia, alla prima missione del popolo del 1875.
Siena, Firenze, Torino, Bologna, Genova, Alessandria, Asti, queste le principali città che accolsero Bartolo Longo per ascoltare il suo racconto pompeiano.
L'esperienza che maturò in questi lunghi viaggi fu notevole: scambiò idee e progetti con grandi personaggi tra cui anche San Giovanni Bosco.
Dal viaggio acquisì spunti organizzativi per la nascente opera Pompeiana, avendo osservato come operavano gli altri istituti sotto l'aspetto sociale e umano.
Conobbe personaggi che successivamente gli furono vicini a Valle di Pompei, tra questi Padre Mariano Angelo Rossi O. P., che fu Rettore del Santuario dal 1892 fino alla morte avvenuta il 10 agosto del 1898.
Fino al 1892, nulla si concluse e proprio quest'anno, Bartolo Longo si rivolse ad una zelatrice di Torino, la signorina Giuseppina Astesana, la quale aveva per l'opera pompeiana una speciale devozione. Ella aveva eretto nella sua casa in Piemonte una cappellina in onore della Vergine di Pompei.
Vi è qui un collegamento tra i personaggi, il Padre Rossi insieme ad altri due padri benedisse l'immagine della Vergine nel villino dell'Astesana.
Dunque tra l'Astesana e il futuro Rettore del Santuario di Pompei, c'era già una certa amicizia.
L'Astesana venne a Pompei, si rese conto della dimensione della crescente opera e mise in atto tutta la sua esperienza ed il suo impegno per suggerire a Bartolo Longo proposte che gli consentissero di avviare a soluzione il problema educativo-assistenziale dei piccoli bisognosi.
In questo frattempo un’altra importante opera era stata inaugurata: l’Orfanotrofio femminile che accoglieva le bambine orfane e abbandonate di qualunque città e provincia d'Italia.
Infatti, siamo nel 1887, e proprio il giorno 8 maggio, mese tanto caro a Don Bartolo, veniva inaugurato questo ricovero per le piccole bisognose d'affetto e di cibo.
È pur vero, intanto, che non mancavano volontari che prestavano la loro collaborazione ai lavori di assistenza, ma la crescita numerica delle ricoverate imponeva e rendeva sempre più urgente l'intervento specialistico di maestre e non solo. Nell’Orfanotrofio vi era bisogno di qualcosa che realmente mancava alle piccole: una madre!
Bartolo Longo perciò si rivolse all'Astesana per avere consigli e indicazioni su come affrontare il suo problema. Da un intenso scambio di corrispondenza si può comprendere quali difficoltà si presentassero per l'istituzione di una Congregazione di Suore.
Ma Bartolo Longo non aveva nessuna intenzione di far venire a Pompei suore di una Congregazione già costituita; egli riteneva che per l'opera pompeiana vi fosse bisogno di persone specializzate nell'assistenza; e quindi delle "madri" che dovevano nascere in seno alla sua opera forgiandosi a regole ed esigenze del tutto dissimili da quelle adottate in istituti già esistenti.
L'Astesana suggeriva la nascita di una istituzione di "dame di Pompei" religiose terziarie professe, con aggiunta di converse "Figlie del Rosario".
La solerte zelatrice con le sue lettere fu molto vicina a Don Bartolo nell'indicargli le strade da seguire per la novella istituzione. Ella si impegnò addirittura ad inviare una bambola con il vestito che avrebbero dovuto indossare le future dame di Pompei.
Poi, nel 1892, suggerì a Don Bartolo di rivolgersi a Don Rua, stretto collaboratore di San Giovanni Bosco, per chiedere a lui le suore-maestre che avrebbero dovuto preparare le religiose che dovevano operare in Valle di Pompei.
Bartolo Longo accettò il consiglio ed in data 6 febbraio del 1892, si rivolse a Don Rua, per avere sei o quattro suore; quest'ultimo, il 20 dello stesso mese rispose rammaricato di non poter soddisfare la richiesta che era finalizzata ad ottenere:
    Una Superiora di Orfanelle
    Maestra delle novizie educande che ne deve formare prefette ed istitutrici delle orfanelle
    Economa
    Guardarobiera, tanto per le orfane e per la casa quanto per la chiesa, come Sacrestana
    Direttrice della cucina, lavanderia e panificio
    Maestra dell'Asilo infantile
Questi i compiti che avrebbero dovuto assolvere le sei suore "Figlie di Maria Ausiliatrice".
Intanto il rapporto epistolare con l'Astesana, e non solo, era alquanto intenso e non mancarono interventi diretti e indiretti da parte del Card. Raffaele Monaco La Valletta che era Primo Delegato di S.S. Leone XIII per il Santuario di Pompei. Il Porporato aveva un contatto continuo con Pompei tramite il suo Vicario l’Avv. Mons. Alessandro Carcani, anch’egli grande amico ed estimatore di Bartolo Longo, nonché devoto della Madonna di Pompei.
Tuttavia, Bartolo Longo non si rivolse subito alle Suore di S. Anna, quelle stesse che avevano formato le Salesiane di Don Bosco, ma, vi stabilì un contatto indiretto e breve qualche anno dopo.
L’Astesana, personaggio principale poc’anzi citato, con cui Bartolo Longo aveva stretto un’intensa relazione epistolare, per una buona parte dell’anno 1892, scomparve quasi improvvisamente dalla scena. In quell’anno vennero alla luce protagonisti della storia pompeiana quali il Card. Raffaele Monaco La Valletta, Don Michele Rua, il sacerdote che fu definito il secondo Don Bosco, Mons. Alessandro Carcani, Padre Giuseppe M. Leone, redentorista, amico e consigliere di Bartolo Longo. Quest’ ultimo ha un ruolo importante, nella storia della Congregazione, poiché fu il primo estensore delle Regole per le Suore di Pompei.